{"id":5104,"date":"2019-03-28T19:42:09","date_gmt":"2019-03-28T19:42:09","guid":{"rendered":"https:\/\/ilmioviaggio.me\/?p=5104"},"modified":"2019-04-23T18:22:16","modified_gmt":"2019-04-23T18:22:16","slug":"5104","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilmioviaggio.me\/?p=5104","title":{"rendered":"Da Kashan a Teheran, 25 marzo 2019"},"content":{"rendered":"<p>Oggi piove! E\u2019 il primo giorno di pioggia, cos\u00ec intensa e continua, durante tutta la giornata, che incontro, in questo viaggio. Alle 11.30, il marito della titolare dell\u2019agenzia di viaggi mi accompagna al Terminal, dove partono gli autobus per Teheran. Ha 40 anni, \u00e8 piccolo, grasso e tozzo. Il suo ruolo all\u2019interno dell\u2019agenzia \u00e8 un po\u2019 quello di assecondare il lavoro della moglie, rimanendo ai margini. Ha avuto, da poco, un incidente e il muso della sua auto \u00e8 tutto sfasciato, ma pare che l\u2019assicurazione lo risarcir\u00e0. E\u2019 un uomo triste, annoiato e probabilmente depresso. Mi parla molto del \u201cgalian\u201d il fumo con il narghil\u00e8, che pratica abbastanza spesso. Il suo pi\u00f9 grande desiderio, per\u00f2, sarebbe quello di poter bere, insieme a me, del whisky. Mi dice che forse domani verr\u00e0 a Teheran per delle pratiche da sbrigare e, se gli sar\u00e0 possibile, mi accompagner\u00e0 a visitare la citt\u00e0. Mi scrive il suo numero di cellulare: non ha internet. Dopo la partenza, lo chiamo per conoscere il prezzo del taxi per raggiungere l\u2019hotel di Teheran: mi risponde la moglie, direttamente dal cellulare del marito. Il taxista di Teheran \u00e8 simpatico, parla due-tre parole d\u2019inglese e mi porta lo zaino grande fino in camera. Pi\u00f9 tardi mi accorger\u00f2 che mi aveva chiesto il doppio del prezzo. L\u2019alberghetto \u00e8 semplice, pulito e molto accogliente. Costa 8,00 euro per notte ed ha il bagno interno alla stanza. All\u2019entrata ci sono tre sportelli: uno per ogni hotel dello stesso edificio; molto probabilmente della stessa scala, ma situati in piani diversi. Sono circa le 17:00. Faccio un giro sotto la pioggia e utilizzo per la prima volta l\u2019ombrello che mi son portata nello zaino, per oltre due mesi, senza mai averne bisogno. Sono affamata, ma qui \u00e8 quasi impossibile, per me, trovare dei cibi che mi piacciano. Sono anni ormai che non mangio carne , e qui, in Iran, \u00e8 difficile trovare dei piatti alternativi. L\u2019altra sera, al ristorante dell\u2019hotel di Kashan non ho avuto altra scelta che delle zucchine farcite con le prugne, cucinate all\u2019agrodolce. Un piatto terribilmente nauseante, per me, ed anche costoso. La sera prima, in un altro ristorante, per lo stesso prezzo, ho preso una specie di frittata di spinaci, acquosa ed insapore. I cibi che gradisco di pi\u00f9 qui, in Iran, sono i \u201cfelafel\u201d, le patate fritte, la minestra verde con gli spaghetti chiamata \u201cash\u201d, i funghi fritti e il miscuglio di granoturco lesso, riso e formaggio fuso. Le colazioni degli hotel, per me, sono a base di marmellata, miele, pane, biscotti, yoghurt, caff\u00e8 con latte se c\u2019\u00e8, oppure del the. La maggior parte delle persone, per la colazione, sceglie: delle uova sode, delle verdure, dei formaggi e il the come bevanda. Rientro all\u2019ostello, con gli abiti inzuppati d\u2019acqua. Mi metto a scrivere il diario sul tavolo della sala da pranzo. Vorrei trovare una conferma sul nome della zuppa verde, ma nessuno capisce quello che chiedo. Il ragazzo che sta al banco delle bibite capisce che vorrei cenare con la minestra, altri clienti non comprendono cosa voglio sapere. Il ragazzo del banco si fa in quattro per trovare il traduttore su internet. Poi, mi fa parlare, ma ancora, nonostante la traduzione, non riusciamo a capirci. Finalmente arriva uno dei tre manager dell\u2019hotel, in ciabatte da casa. E&#8217; un ragazzo di 27 anni, magro, annoiato, triste e depresso, ma \u00e8 l\u2019unico che parla l\u2019inglese. Lui, oltre alla spiegazione del corretto nome della minestra verde, che si chiama &#8220;ash&#8221;, mi dir\u00e0 che qui in Iran non insegnano nessuna lingua straniera nelle scuole pubbliche ed \u00e8 per questo che pochissimi parlano l&#8217;inglese. Lui \u00e8 del Kurdistan iraniano e vive praticamente qui, nell&#8217;hotel. Ha frequentato l&#8217;universit\u00e0 di Teheran ed \u00e8 laureato in informatica, ma i suoi studi si sono svolti solamente nella lingua persiana. L&#8217;inglese l&#8217;ha imparato per conto suo, ma non lo sa scrivere correttamente. Questo giovane, mi parler\u00e0 a lungo anche del suo desiderio di uscire dall\u2019Iran per andare a lavorare altrove. Lui dice che la situazione politica qui \u00e8 molto restrittiva per chi non ha denaro. Per ottenere un visto lavorativo, di un anno, per l&#8217;Europa, servirebbero circa 10 mila euro. Non ho capito bene se sia possibile ottenere il visto dal governo legalmente, pagando quella somma, oppure se esista soltanto l&#8217;opportunit\u00e0 di versare quei soldi per un matrimonio combinato con una straniera. Il giovane, mi racconta anche che qui a Teheran \u00e8 vietato fumare il \u201cgalian\u201d, il classico &#8220;narghil\u00e8&#8221; turco, bere alcolici ed anche incontrarsi con una ragazza prima del matrimonio. Pena l\u2019arresto, secondo quanto mi riferisce questo manager.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi piove! E\u2019 il primo giorno di pioggia, cos\u00ec intensa e continua, durante tutta la giornata, che incontro, in questo viaggio. 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